Dietro la Storia, quella con la S maiuscola, spesso ci sono piccoli episodi che potrebbero sembrare poco rilevanti nel quadro generale, ma che a livello locale fecero la differenza. Così successe a Mantignano, il 4 agosto 1944, durante le lotte dei partigiani per la Liberazione di Firenze: le truppe tedesche minarono il ponte e l’acquedotto della frazione, con l’obiettivo di creare un danno irreparabile alla città, lasciandola morire di sete. Il piano di usare l’acqua come arma però non andò in porto. Cinque giovani partigiani tra i 18 e i 27 anni, che facevano parte delle SAP, Squadre di Azione patriottica, impedirono che saltasse tutto in aria, sacrificando la propria vita. Da qualche anno, grazie a un gruppo di appassionati di storia del territorio, il 4 agosto Mantignano e Ugnano ricordano quegli avvenimenti con iniziative, incontri e mostre. Pochi giorni dopo, l’11 agosto, Firenze celebra la Liberazione dal nazifascismo, al suono della Martinella, la campana di Palazzo Vecchio.
La “notte dei ponti” e la Liberazione di Firenze
Ma torniamo indietro di quasi ottant’anni. Nei primi giorni dell’agosto 1944, l’avanzata degli alleati dalle colline a sud di Firenze costrinse le truppe tedesche a ritirarsi verso nord. L’Oltrarno e l’Oltregreve rappresentavano quindi la “linea di demarcazione” fra i due blocchi. Il 3 agosto 1944 iniziarono le rappresaglie dei militari nazisti nella zona di Mantignano, con l’esplosione del ponte di servizio sulla Greve che consentiva il passaggio di una condotta, strategica per l’approvvigionamento di acqua potabile.
Furono minati inoltre l’acquedotto di Mantignano e il “Ponte dei cazzotti”, come viene chiamato tutt’oggi il vecchio ponticino sul fiume Greve che dal 1901 e per un secolo ha collegato la frazione alla sponda di San Bartolo a Cintoia. Una struttura che deve il suo nomignolo alle dimensioni anguste che costringevano le persone a farsi strada con spintoni pur di passare con il proprio carretto. Le due infrastrutture però non vennero fatte esplodere nell’immediato, forse per consentire una ritorsione durante la ritirata.
Notte del 3 Agosto: esplosione del ponte di servizio sulla Greve, minato dai tedeschi. Illustrazione di Roberto Fiordiponti Prima mattina del 4 Agosto: presidio tedesco al Ponte dei Cazzotti di Mantignano. Illustrazione di Roberto Fiordiponti

Le truppe tedesche, tra il 3 e il 4 agosto 1944, infatti fecero saltare in aria tutti i ponti di Firenze con lo scopo di rallentare l’avanzata degli alleati per la Liberazione di Firenze. Solo due si salvarono: la storia del primo (Ponte Vecchio) è celebre, quella del secondo (il Ponte dei cazzotti) invece è meno conosciuta.
Nella mattina del 4 agosto a Mantignano entrarono in azione i giovani partigiani: Ascanio Taddei, comandante della squadra, Gino Del Bene, Alfredo Marzoppi, Gino Catarsi – venuto in auto con le SAP di Scandicci – e Silvano Masini, che furono coinvolti in una sparatoria con i tedeschi. Nonostante i cinque non fossero pratici di esplosivi riuscirono a sminare il ponticino. Un’azione a cui partecipò anche Ivan Cini, 18enne che aveva disertato, un testimone oculare rimasto in vita fino all’ottobre 2020 e a lungo impegnato per tramandare la Memoria di quegli avvenimenti.
Lo sminamento dell’acquedotto di Mantignano il 4 agosto 1944
Nel pomeriggio del 4 agosto 1944 scattò la seconda fase dell’azione partigiana per bonificare dalle mine le strade di Mantignano e Ugnano. La prima tappa fu proprio l’acquedotto. Con la mitragliatrice pesante, portata dalle SAP di Scandicci, i partigiani spararono alcuni colpi di avvertimento, ma la palazzina di controllo era vuota. Riuscirono così a sminare le due potenti pompe dell’impianto, uno dei pochi rimasti in funzione a Firenze: se fossero esplose, sarebbe stata una tragedia per l’approvvigionamento idrico dell’intera città anche dopo la Liberazione, a causa dei tempi di riparazione ben più lunghi della ricostruzione del ponte di servizio sulla Greve.
Notte del 3 Agosto: esplosione del ponte di servizio sulla Greve, minato dai tedeschi. Illustrazione di Roberto Fiordiponti Prima mattina del 4 Agosto: presidio tedesco al Ponte dei Cazzotti di Mantignano. Illustrazione di Roberto Fiordiponti
I partigiani disinnescarono in tutto 19 mine, ma le ultime due furono fatali per quattro di loro. Gino Catarsi e Alfredo Marzoppi persero la vita per una deflagrazione in via del Cimitero; Ascanio Taddei e Gino Del Bene rimasero vittime di una carica esplosiva in via di Fagna. Infine il corpo di Silvano Masini fu ritrovato in riva all’Arno, colpito a morte da un cecchino mentre cercava di attraversare il fiume su una chiatta per raggiungere la fidanzata a Brozzi. Oggi un monumento nel parco di Mantignano ricorda il loro sacrificio.
Partigini vengono uccisi nello sminamento. Illustrazione di Roberto Fiordiponti Silvano Masini viene ucciso dai colpi di una mitragliatrice. Illustrazione di Roberto Fiordiponti
Un ponte “americano”: “Mantignano, comune di Los Angeles”
A ricostruire le vicende della Resistenza nell’Oltregreve sono stati tre appassionati di storia, Matteo Mengoni, Roberto Fiordiponti e Maurizio Dell’Agnello, che dal 2021 hanno curato un ciclo di mostre incentrate su altrettanti aspetti dell’estate 1944 a Mantignano: il “Ponte dei Cazzotti”; l’acquedotto (con il coinvolgimento di Publiacqua per gli approfondimenti sull’impianto attualmente in funzione) e infine gli episodi di via di Fagna e dell’esplosione della Chiesa di Santo Stefano a Ugnano.
Lo stesso gruppo di appassionati ha lanciato la proposta di salvare un pezzo del “Ponte dei cazzotti”, che verrà demolito a causa del rischio idraulico. L’idea, accolta dal Comune di Firenze e dalla Soprintendenza alle Belle Arti, è quella di mantenere le spalle del ponte, realizzando per ciascuna un affaccio sul fiume delimitato dalle attuali ringhiere e con l’installazione di pannelli informativi sugli episodi della Resistenza della Liberazione. L’altro aspetto riguarda la creazione di un monumento nel Giardino dei caduti di Mantignano e Ugnano per ricordare i fatti dell’agosto 1944, con una parte della struttura che sarà salvata dalla demolizione.
Scritta del Ponte dei cazzotti del 442° reggimento. Illustrazione Roberto Fiordiponti
Si tratta in particolare della porzione della trave in cemento armato del ponte su cui tuttora si legge “Los Angeles City Limits – Aug. ‘44. – co G 442”. La scritta, studiata nei particolari da Matteo Mengoni, fu tracciata dai militari nippo-americani del 442° reggimento che quasi ottant’anni fa si trovarono a combattere per la Liberazione in questa parte di Firenze. All’epoca la stessa frase “Los Angeles City Limits” fu lasciata su muri e cartelli di buona parte della Toscana. Perché? La spiegazione è semplice. È una citazione del film Destination Tokyo di Delmer Daves con Cary Grant, all’epoca molto in voga tra i soldati. In quella pellicola di propaganda militare, durante una missione segreta nella baia di Tokyo, i protagonisti decidono di lasciare una traccia del loro passaggio e di portare fin lì i confini della città californiana, scrivendo appunto “Los Angeles City Limits”.
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