In Italia, oltre metà dei cantieri del Pnrr dedicati al servizio idrico è a collaudo o conclusa, ma il Paese viaggia a due velocità tra riforme che vanno avanti spedite e lavori sulle infrastrutture che scontano ritardi, soprattutto a causa della burocrazia. Le realtà più dinamiche, che vantano uno stato di avanzamento maggiore negli interventi sul campo, sono i Consorzi di Bonifica e i gestori idrici di livello industriale, mentre le Regioni e gli Enti locali restano indietro sull’attuazione delle opere. È quanto emerge dall’analisi curata da Ref Ricerche, che ha elaborato i numeri del portale Italia Domani.
In particolare, a un anno dalla scadenza, il 2% degli interventi finanziati in questo settore dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risultano conclusi, mentre il 51% è in via di collaudo. E i ricercatori mettono in guardia: senza un’accelerazione sugli investimenti e un pieno finanziamento dei vari stralci, si corre il rischio di sprecare un’opportunità unica edi non riuscire a colmare i divari strutturali presenti nel Paese.
Se i cantieri continuano tra luci e ombre, le riforme proseguono il loro iter spedite. La prima linea di azione è la semplificazione della programmazione, rendendo centrale il Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico (PNIISSI). La seconda è la spinta verso la riduzione della frammentazione nella gestione dell’acqua, incentivando intese per la nascita di operatori strutturati, in special modo al Sud dove esistono enti di piccole dimensioni, talora con competenze sovrapposte.
4 aree di intervento del Pnrr nel settore idrico
Il Pnrr mira ad affrontare le criticità storiche del servizio idrico italiano per diminuire le perdite, potenziare gli impianti, assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento, ammodernare gli apparati irrigui, digitalizzare le reti e migliorare la depurazione e il sistema fognario, anche per far uscire dalla procedura di infrazione europea oltre 800 agglomerati urbani che non garantiscono ancora il trattamento dei reflui. Per queste finalità sono stati stanziati 5,3 miliardi di euro di fondi diretti, che toccano quota 8 miliardi se si aggiungono i cofinanziamenti pubblici e privati.
La macchina è avviata, dicono gli esperti di Ref Ricerche, con il 98% delle procedure di gara ormai formalmente avviate: su 568 progetti finanziati dal Pnrr e direttamente collegati al servizio idrico integrato, 509 hanno almeno una gara bandita e 505 una gara aggiudicata. Il 7% però è in ritardo rispetto al cronoprogramma, percentuale che arriva al 10% se guardiamo solo al Meridione.
D’altro canto la parte principale dei fondi va proprio a questa area del Paese che sconta carenze infrastrutturali (3,2 miliardi di euro, pari al 40%), seguita dal Nord Italia (2,9 miliardi) e dal Centro (1,9 miliardi). Le regioni più finanziate sono Campania, Lazio e Lombardia, mentre in termini pro-capite, spiccano regioni meno popolate come Molise (367 euro ad abitante), Basilicata (266 euro) e Umbria (261 euro).

Un Paese a due velocità
Larga parte dei progetti è in capo agli enti di governo d’ambito, spesso realtà di piccole dimensioni, a trainare gli investimenti sono però gli operatori industriali del servizio idrico, che gestiscono quasi la metà delle risorse complessive del Pnrr — circa 3,8 miliardi di euro — e si confermano protagonisti della modernizzazione del settore. Le Regioni, invece, hanno in carico un numero limitato di interventi, ma di importo medio molto elevato (oltre 70 milioni di euro ciascuno), con tempi di attuazione sensibilmente più lenti rispetto agli altri soggetti.
La vera criticità riguarda i pagamenti, che riflettono una situazione frammentata: a metà 2025, ammontavano a 2,4 miliardi, pari al 30% del totale finanziato (34,5% considerando solo le risorse Pnrr). Mentre al Nord e al Centro la spesa effettiva procede veloce, superando il 40%, nel Mezzogiorno gli interventi arrancano. Qui la percentuale si ferma al 23,5%, con differenze molto marcate a livello territoriale. Basti pensare che il Friuli-Venezia Giulia guida questa “classifica” con oltre il 52% dei pagamenti effettuati, mentre la Campania è al 9,2%.
Dietro i numeri, si leggono due diverse Italie: quella dei gestori industriali e dei Consorzi di bonifica, che hanno maturato una capacità di pianificazione, e quella dei territori dove la frammentazione amministrativa continua a rallentare il processo. Stando all’analisi, i Consorzi di bonifica risultano aver speso già il 44% delle risorse assegnate, i gestori idrici integrati il 32%, gli enti di governo d’ambito il 26%, mentre le Regioni restano al 5% e gli Enti locali al 10%.
Una corsa contro il tempo
C’è poi il nodo dei tempi di realizzazione, appesantiti dalla burocrazia. Ref Ricerche ha calcolato che la durata media per completare un’opera finanziata da Pnrr nel settore idrico sia di circa 4 anni e mezzo, di cui quasi un terzo occupato soltanto da fasi di progettazione e autorizzazione.
In termini di avanzamento rispetto agli “Indicatori Target”, la media italiana arriva al 30,6%, ma con scarti rilevanti: procedono con maggiore rapidità la distrettualizzazione delle reti, l’ammodernamento dei sistemi irrigui e l’installazione di nuovi contatori per lo smart metering. Restano invece indietro gli interventi per la riduzione delle perdite, vera problematica storica del settore e banco di prova decisivo per la tenuta del sistema idrico italiano. La dispersione idrica a livello nazionale supera infatti il 40%, mentre al Sud sfiora il 50%.
Il principale rischio è vedere concentrate le chiusure dei cantieri nell’ultimo anno del Piano, avvertono gli esperti: con il 51% progetti ancora in collaudo e il 37% in corso d’opera, sarà necessaria un’accelerazione decisa per rispettare i termini di consegna, in particolare nelle Regioni del Sud. Restano critiche le fasi preliminari, che registrano ritardi medi di circa 50 giorni, confermandosi il punto più fragile dell’intero processo. Un ritmo che rischia di non tenere il passo con le scadenze europee: entro giugno 2026 i lavori dei progetti del Pnrr dovranno essere completati, anche in ambito idrico.
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