Temperature alte nell’interno, e non solo, Mediterraneo con un’acqua molto più calda che non in passato e, in generale una Toscana che sta facendo i conti con un’estate “tropicale”.
Una situazione difficile per l’agricoltura con la vendemmia che in molte parti della regione dovrà essere anticipata.
Insomma, il “climate change” non è un’ipotesi ma una certezza. Per capire cosa ci attende a breve e medio-lungo periodo, abbiamo chiesto il parere di una delle eccellenze del nostro territorio come il Consorzio LaMMa.
Il 2022 era stato, dati LaMMa alla mano, l’anno più caldo negli ultimi 80 anni. Già però allora come Consorzio ci parlavate di una tendenza. I vostri dati relativi al 2026 confermano in qualche modo quella tendenza?
“La tendenza di lungo periodo, calcolata a partire dalla metà degli anni Cinquanta, evidenzia un aumento della temperatura media annua di circa +1,4 °C ogni 50 anni. Questo significa che oggi la Toscana presenta una temperatura media annuale di circa 2 °C superiore rispetto a quella di circa 70 anni fa. Considerando invece il periodo che inizia nel 2000, il ritmo del riscaldamento risulta ancora più sostenuto, raggiungendo +2,1 °C ogni 50 anni.
Il 2022 rappresenta un punto di svolta nella serie storica recente. Fino al 2021, pur all’interno di un chiaro trend di riscaldamento, le temperature medie annuali si collocavano su valori generalmente inferiori rispetto a quelli osservati negli ultimissimi anni. Dal 2022 si registra infatti un evidente salto di livello di circa 1 °C nella temperatura media annuale regionale. Non a caso, i quattro anni più caldi mai registrati in Toscana sono, in ordine decrescente, 2024, 2022, 2023 e 2025. Al 31 luglio il 2026 è l’anno più caldo in Toscana a partire da quando sono a disposizione misurazioni ufficiali”.

Nel 2022 ci diceste che nella classifica degli anni più caldi vedeva nelle prime posizioni tutti anni a noi vicini. Il 2025 ed il 2026 confermano questo andamento?
“Sì, il 2025 e il 2026 confermano pienamente questa tendenza. Già nel 2022 avevamo evidenziato come, nella classifica degli anni più caldi della serie storica toscana, le prime posizioni fossero ormai occupate quasi esclusivamente da anni molto recenti, a testimonianza dell’accelerazione del riscaldamento osservata negli ultimi decenni.
Questo andamento è proseguito negli anni successivi: il 2024, il 2022, il 2023 e il 2025 risultano infatti i quattro anni più caldi mai registrati in Toscana, mentre il 2026, considerando i dati disponibili fino ad oggi, si colloca anch’esso su valori eccezionalmente elevati. La presenza ricorrente di anni molto recenti ai vertici della classifica non rappresenta quindi una semplice casualità, ma è coerente con il progressivo aumento della temperatura media regionale e con il nuovo regime climatico che si è affermato negli ultimi anni”.
Sul fronte idrico nel 2022 ci parlavate di cicli quinquennali e di alternarsi di anni molto piovosi ad anni siccitosi. Sono passati solo 4 anni ma si può già fare un bilancio? Si conferma questa alternanza quinquennale o dai vostri dati questa cadenza temporale si sta restringendo ulteriormente?
“Probabilmente sarà necessario attendere ancora il 2027 o il 2028 per capire se la ricorrenza osservata negli ultimi due decenni rappresenti una caratteristica effettiva del clima toscano o sia invece legata alla naturale variabilità climatica. Parliamo del susseguirsi di episodi siccitosi particolarmente intensi a distanza di circa 5-6 anni.
Quello che emerge già chiaramente dai dati disponibili è un aumento della variabilità interannuale delle precipitazioni: ad anni caratterizzati da marcati deficit pluviometrici possono seguire, anche a breve distanza, annate più piovose del normale. Gli ultimi due anni (2024 e 2025) ne sono un esempio, con precipitazioni complessivamente superiori alla media su gran parte della Toscana. Tuttavia, il solo dato annuale delle piogge non è sufficiente a descrivere il reale stato delle risorse idriche: l’aumento delle temperature comporta infatti una maggiore perdita d’acqua per evapotraspirazione, mentre le precipitazioni – tendenza tipica degli ultimi anni – risultano sempre più mal distribuite nel corso dell’anno. Questi due fattori insieme possono attenuare in modo significativo gli effetti positivi del surplus pluviometrico. In altre parole, in un clima che si sta riscaldando ed estremizzando, non conta soltanto quanta pioggia cade nel corso dell’anno, ma anche quando cade e con quale intensità”.

Dai vostri dati come è piovuto in questi primi 7 mesi sul nostro territorio?
“Non ci sono ad oggi zone che presentano precipitazioni sotto la media; al contrario si evidenziano delle aree con precipitazioni superiori alla media, in particolare le province di Lucca, Pistoia, Prato, le zone settentrionali delle province di Firenze e Pisa, Maremma, basso senese, Val di Chiana e Val Tiberina. Tuttavia, quando è piovuto è piovuto in maniera più intensa rispetto al normale e le precipitazioni si sono concentrate solo in alcuni mesi (gennaio, febbraio, maggio)”.
Possiamo attenderci piogge utili per fine agosto inizio settembre?
“Le previsioni a medio termine ne indicano un aumento dell’instabilità, con possibilità di precipitazioni sparse, prevalentemente temporalesche, nell’ultima decade di agosto. Tuttavia, queste piogge difficilmente potranno risultare efficaci per la disponibilità di risorsa idrica: sono infatti generalmente poco efficienti nel ricaricare le riserve, e a questo si aggiungono le temperature, che probabilmente resteranno sopra media, con un’evapotraspirazione elevata che ne riduce ulteriormente il beneficio”.
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