È il tassello fondamentale del sistema idrico di Firenze, Prato e Pistoia: l’impianto di potabilizzazione dell’Anconella rende ogni giorno l’acqua del fiume Arno sicura e di qualità per oltre un milione di cittadini. Una struttura pubblica, gestita da Publiacqua, che combina tecnologie di ultima generazione e controlli costanti per garantire che la risorsa idrica, prima di sgorgare dai rubinetti, rispetti i rigorosi standard fissati dalle leggi italiane e dalle direttive europee.
Questa moderna Fabbrica dell’acqua, “erede” dell’antico acquedotto fiorentino progettato nell’Ottocento, è il più grande potabilizzatore della piana, in grado di fornire ogni anno circa 82 milioni di metri cubi agli utenti dei Comuni tra Firenze, Prato, Pistoia e il Chianti, grazie a una rete di tubazioni lunga 7.000 chilometri. Un’eccellenza tra gli impianti di trattamento delle acque di origine superficiale. Le prime strutture filtranti furono realizzate nella zona di Firenze sud all’inizio del Novecento, per poi essere progressivamente potenziate fino a raggiungere la conformazione attuale nei primi anni Novanta.
Il punto di presa dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella
Tutto il sistema si basa sull’Arno. L’acqua inizia il suo viaggio sull’Appennino, dalla sorgente di Pratovecchio sul Monte Falterona, e percorre oltre 50 chilometri prima di essere trasformata in un bene sicuro da bere. È essenziale quindi che, all’altezza dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella, sia sempre assicurato un flusso minimo vitale del fiume, persino in situazioni di siccità,e questo avviene grazie all’apporto del lago di Bilancino. L’invaso artificiale del Mugello, tramite rilasci mirati nell’affluente Sieve, alimenta il corso principale anche nei mesi caldi, quando il tratto cittadino dell’Arno rischierebbe di rimanere totalmente a secco.
All’Anconella, l’opera di presa preleva l’acqua attraverso una grande apertura sulla riva sinistra. Una serie di griglie bloccano i materiali più grandi, con dimensioni maggiori di 2 centimetri, come ad esempio tronchi, rami e vegetazione, mentre una barriera galleggiante impedisce l’entrata di oli e di altri elementi flottanti trasportati dalla corrente. La presa, sorvegliata 24 ore su 24 da una telecamera a circuito chiuso, è in grado di prelevare fino a 2.200 litri al secondo, costanti durante tutta la giornata. Tre pompe principali e due ausiliarie portano l’acqua captata fino alla centrale elevatoria, primo snodo delle linee di trattamento.
I pre-trattamenti e la flocculazione
L’acqua dell’Arno, essendo una risorsa superficiale che scorre in zone caratterizzate da forte antropizzazione, necessita di particolari trattamenti prima della potabilizzazione vera e propria, che avvengono già nella centrale elevatoria dell’impianto dell’Anconella. Qui viene effettuata una pre‑disinfezione a base di biossido di cloro o ipoclorito di sodio per diminuire drasticamente la presenza di batteri, virus e alghe, in modo da favorire l’efficacia dei passaggi successivi. L’aggiunta di carbone attivo in polvere intrappola molti composti chimici, come pesticidi e tensioattivi contenuti nei saponi e nei detergenti comuni.
Si passa poi alla chiari-flocculazione, trattamento chimico-fisico per rendere l’acqua limpida e priva di torbidità con l’abbattimento di oltre il 90% delle sostanze in sospensione, come terra, materia organica e inquinanti, grazie a due diverse strutture dedicate a questa particolare procedura: la linea Degrémont (la più recente) e la linea Panelli. L’aggiunta di policloruro di alluminio provoca l’aggregazione delle particelle in “fiocchi” più pesanti, che si depositano così sul fondo delle vasche sotto forma di fanghi, eliminati successivamente con il passaggio in vasche di decantazione e con il filtraggio su sabbia di quarzo. Quando l’Arno, a causa di piene o piogge copiose, è molto fangoso, i due sistemi possono essere impiegati in contemporanea alla loro massima potenza, mentre in situazioni di bassa torbidità viene attivata soltanto una linea, limitando il consumo energetico.

Ozonazione e filtrazione a carboni attivi
A questo punto il processo di potabilizzazione continua con l’ozonazione: viene introdotto ozono, 2 grammi per metro cubo, con un tempo di permanenza di circa 10 minuti. L’ozono è un potente ossidante dalla rapida azione disinfettante, che – senza lasciare residui perché si decompone in ossigeno – neutralizza batteri, virus, pesticidi, solventi e composti organici disciolti, migliorando al contempo colore, odore e gusto.
Successivamente l’acqua attraversa 14 filtri a carboni attivi granulari di origine minerale, che hanno la capacità imprigionare a livello molecolare, nei loro micropori, gli eventuali inquinanti presenti nell’acqua, sfruttando un fenomeno chimico-fisico denominato adsorbimento. Un processo che avviene in modo selettivo, ossia riduce efficacemente la presenza di sostanze contaminanti, ma allo stesso tempo non incide sui sali minerali e sugli elementi benefici. L’impiego di questa tecnologia ha consentito negli ultimi anni un notevole miglioramento organolettico dell’acqua potabile.
Le fasi finali della potabilizzazione all’Anconella
Prima di lasciare lo stabilimento di potabilizzazione dell’Anconella, l’acqua subisce una disinfezione finale con la clorazione, che avviene in vasche sotterranee. Per garantire che arrivi sicura e priva di contaminazioni fino al contatore di casa, viene infatti trattata con biossido di cloro, dosato in modo da avere un tempo di contatto minimo di 30 minuti nei serbatoi di accumulo, mantenendo al contempo un residuo compreso nei limiti previsti dalla legge. Il cloro assicura un’azione che dura nel tempo, anche durante il passaggio nella rete di distribuzione.
L’immissione nel dedalo di tubature avviene tramite la centrale di spinta dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella: 6 elettropompe per una potenza complessiva di 710 kW sono in grado di introdurre nelle condutture 1.000 litri al secondo, per rifornire Firenze e, attraverso la cosiddetta “autostrada dell’acqua”, Prato e Pistoia. L’impianto di Firenze sud, come le altre infrastrutture del sistema idrico di 46 comuni tra Firenze, Prato e Pistoia, è monitorato 24 ore su 24 dal centro di telecontrollo di Publiacqua.

Il laboratorio di analisi dell’Anconella
L’acqua viene sottoposta inoltre a costanti analisi di qualità, lungo tutta la filiera: al punto di prelievo in Arno, all’interno dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella e nelle reti di distribuzione. Parallelamente ai controlli della USL, il laboratorio interno di Publiacqua – che dal 2016 ha ottenuto l’accreditamento in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 – effettua verifiche giornaliere, monitorando oltre 300 indicatori fra microbiologici, chimici e radiochimici.
In un contesto ambientale sempre più segnato dalla variabilità climatica e da nuove sfide legate alla disponibilità e alla sicurezza delle risorse idriche, l’impianto dell’Anconella continua quindi a svolgere un ruolo fondamentale e rappresenta un punto di riferimento per la gestione dell’acqua di origine superficiale.
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