La rilevazione di nitrati e nitriti nell’acqua potabile è un tema che suscita spesso domande e dubbi. Si tratta di sostanze presenti in natura, fondamentali per la crescita delle piante e diffuse in alimenti di uso comune. Allo stesso tempo, però, possono diventare un indicatore importante dell’impatto delle attività umane sull’ambiente, perché settori come l’agricoltura e la zootecnia possono aumentarne la concentrazione nelle acque superficiali. Capire cosa sono, da dove provengono e quali controlli vengono effettuati è quindi essenziale per un consumo consapevole.
Cosa sono i nitrati
I nitrati (NO₃⁻) sono composti inorganici di azoto e ossigeno, normalmente riscontrabili nell’ambiente a bassi livelli. Si trovano nel suolo, nell’acqua, nell’atmosfera, in alimenti di tipo animale e vegetale. Sono infatti essenziali per la crescita delle piante. Nonostante ciò, possono avere origine anche a seguito dell’attività dell’uomo, tant’è che l’alta concentrazione generalmente è legata a fattori come l’inquinamento dell’aria, i grandi allevamenti zootecnici e l’agricoltura intensiva.
Nell’ultimo caso, l’impiego eccessivo di fertilizzanti azotati sui campi rischia, a seguito delle piogge, di far finire queste sostanze nelle falde più superficiali, nei fiumi, nei torrenti e nei laghi. Senza un adeguato ed efficiente sistema di depurazione, inoltre, i reflui provenienti da industrie e abitazioni che si riversano nei corsi d’acqua possono contenere alti valori di nitrati.
Ridurre la loro presenza nell’ambiente significa quindi agire su diversi fronti: una corretta gestione del suolo, un uso più efficiente delle concimazioni, una miglior nutrizione degli animali negli allevamenti e l’implementazione di impianti di depurazione per le acque reflue.

La differenza tra nitrati e nitriti
Comunemente si tende a confondere nitrati e nitriti. I nitriti (NO₂⁻) sono sostanze che possono formarsi a partire dai nitrati, ad esempio in condizioni di pH acido, a causa del calore o attraverso processi biologici. Questa trasformazione avviene pure nel nostro organismo: circa il 20% dei nitrati ingeriti si converte in nitriti. In particolari condizioni, i nitriti possono reagire con le molecole contenute negli alimenti proteici (come carne e salumi), dando origine alle nitrosammine, composti oggetto di studio poiché potenzialmente cancerogeni se assunti in quantità elevate.
Va però chiarito che i rischi sono associati al consumo prolungato di alte quantità, non ai livelli normalmente previsti in una sana dieta alimentare o nell’acqua potabile. Gli stessi nitrati contenuti naturalmente negli alimenti vegetali non pongono problemi per la salute se assunti in quantità normali.
I nitrati nell’acqua potabile fanno male?
Di per sé i nitrati non sono considerati pericolosi e non comportano criticità e tossicità a basse concentrazioni. Le preoccupazioni nascono dalle possibili trasformazioni in nitriti e nitrosammine. La Fondazione AIRC evidenzia che non esistono prove scientifiche sufficienti per collegare in modo certo l’assunzione alimentare dei nitrati all’insorgenza di tumori. Le correlazioni ipotizzate si basano su studi preliminari e non conclusivi.
Inoltre, in Italia l’acqua potabile è soggetta a controlli rigorosi e mostra livelli molto bassi di questi composti: i gestori idrici e le Aziende sanitarie monitorano costantemente la qualità della risorsa lungo tutto il percorso, dalla potabilizzazione alla rete di distribuzione.

I limiti di legge di nitrati e nitriti nell’acqua potabile
La normativa italiana stabilisce limiti molto chiari per garantire la sicurezza dell’acqua del rubinetto e fissa a 50 mg/l la soglia massima di nitrati nelle acque potabili e a 0,5 mg/l quello dei nitriti (quest’ultimo valore è pari a 0,1 mg/l nel caso vengano impiegati trattamenti che ne potrebbero favorire la formazione). Le autorità sanitarie ritengono che entro questo intervallo, l’acqua potabile possa essere consumata in modo sicuro durante tutta la vita.
Va considerato che nelle principali città italiane i valori sono ben al di sotto dei limiti di legge. Un esempio concreto: nel centro di Firenze i nitrati nell’acqua del rubinetto si aggirano intorno ai 5 mg/l, rispetto ai 50 mg/l stabiliti dalle norme, mentre i nitriti sono praticamente assenti, inferiori agli 0,01 mg/l.
Nei comuni serviti da Publiacqua i cittadini possono verificare i dati aggiornati del monitoraggio di qualità consultando l’etichetta dell’acqua online: inserendo il proprio indirizzo nella sezione “Acqua e territorio – Intorno a te” si ottengono tutti i risultati delle analisi, dalla durezza al cloro residuo fino a nitrati e nitriti.
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